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L’avvio dei restauri ha comportato l’esigenza di allestire, innanzitutto, adeguate impalcature, sia all’esterno che all’interno della chiesa, data la necessità di intervenire, fin dall’inizio, sulla sommità dell’edificio e sulla volta, che erano in uno stato di grave precarietà.

La situazione che si è presto presentata è la seguente: come spesso succede in questi casi, i danni del tempo sono ancora maggiori di quanto si presagiva e si è quindi reso necessario consolidare la cupola e legarne gli spicchi ottagonali ormai aperti ed attraversati anche da profonde fenditure. Le crepe si evidenziano sugli affreschi interni e sono di tale ampiezza che, in alcuni casi, dall’interno si può uscire all’esterno con un bastone. All’inizio, quando la chiesa è stata costruita, questi muri erano tenuti insieme da barre di legno, come si usava allora ed il tamponamento era fatto con delle travi che, con i secoli, hanno perso la loro funzione.

Oggi bisogna conseguentemente intervenire con vere e proprie “cuciture”, realizzate con delle barre speciali di acciaio che vengono inserite nei muri.

Queste barre sono avvolte da calze di materiale apposito che, una volta inserite, trattengono i muri perché si incollano ad essi.

Il restauro della parte strutturale fa riferimento allo studio di architettura Tortelli e Frassoni di Brescia.

L’agibilità della chiesa c'è anche subito, con la possibilità di visite guidate all’interno.

La visita guidata è in queste condizioni un’avventura, e il termine non è usato a caso.

Sostanzialmente è diversa da una visita guidata a un monumento normale: bisogna salire sulle impalcature, e, quindi, su scalette ripide; le impalcature sono in sicurezza, però lo sono per le ditte incaricate dei lavori, quindi la visita è teoricamente aperta a tutti, ma bisogna che i visitatori prendano le dovute precauzioni e chi la effettua deve essere in condizioni di poter salire le scalette dove salgono gli addetti al restauro.

Per informazioni sulle visite guidate tel: 030 2807831

(estrapolato dall’intervista al dott.Agostino Mantovani, Segretario della Fondazione CAB)

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